Lo shopping compulsivo è un comportamento di acquisto guidato da un impulso urgente e irresistibile a comprare, che seppure riconosciuto eccessivo da chi lo mette in atto, viene ripetutofino a che determina effetti dannosi per l’individuo e per le persone a lui legate.
Il comportamento è quindi mantenuto nonostante gravi conseguenze personali e innumerevoli tentativi fallimentari di controllarlo e porvi fine.
Le problematiche che seguono al comportamento dishopping compulsivo sono sentimenti di colpa, vergogna, umiliazione, problemi di salute, problemi familiari, lavorativi, legali e finanziari.
L’individuo colpito può non vedere inizialmente il comportamento come un problema ma, principalmente, come un sollievo immediato daansia e stress emotivo e come fonte di gratificazione personale. Proprio questa apparente ricompensa iniziale rinforza il comportamento, determinando, poi, processi compulsivi e ripetitivi.
Lo shopping compulsivo è utilizzato come un rimedio contro il senso di vuoto e la depressione, è un tentativo della persona di regolare i propri affetti.
Il disturbo presenta diversi aspetti riconducibili ad altre patologie già chiaramente classificate quali la depressione, i disturbi d’ansia ,tra i quali il disturbo ossessivo compulsivo, e il disturbo del controllo degli impulsi.
La nota scrittrice Sophie Kinsella ha trattato questo problema in chiave ironica nei suoi ultimi romanzi “I love shopping”, “I love shopping in bianco”, I love shopping con mia sorella” ecc.
Particolarmente illuminante di quanto accade ad una persona che soffre di shopping compulsivo è il brano riportato qui sotto, tratto da “I love shopping con mia sorella” (2004):
(…..) "Allora... hai messo tutto in soggiorno?" chiedo, mentre ci avviamo verso la porta d'ingresso. "O in... " La porta si apre e io resto senza parole. Oh, mio Dio.
L'appartamento è totalmente irriconoscibile. La moquette beige è scomparsa sotto un mare di pacchi, bauli e mobili.
L'ingresso è invaso da scatole, che riconosco come quelle dell'outlet dello Utah, più i batik di Bali e i due vasi cinesi, li oltrepasso con difficoltà ed entro in soggiorno, dove mi aspetta un'altra sorpresa.
Ci sono scatole ovunque. Kilìm e dhurry arrotolati sono stati addossati contro il muro in un angolo. In un altro angolo il gamelan indonesiano si contende lo spazio con un tavolino d'ardesia e un totem indiano, Sento che tocca a me dire qualcosa.
"Perbacco!" faccio, con una risatina. "Abbiamo un bel po' di tappeti vero?" "Diciassette" puntualizza Luke, sempre con quella strana voce. "Li ho contati."
Scavalca un tavolino di bambù che ho acquistato in Tailandia e guarda l'etichetta di una grossa cassa di legno, "E a quanto pare, questa contiene quaranta tazze." Alza lo sguardo verso di me. "Quaranta tazze?" "Lo so che sembrano tante, Luke. Ma costavano solo cinquanta petiny l'una. Era un affare.
Non dovremo mai più comperare tazze in vita nostra!" Luke mi osserva per un istante. "Becky, io non voglio mai più comperare niente in vita mia."
"Senti..." Faccio un passo verso di lui, ma vado a sbattere col ginocchio contro una statua di legno dipinto che raffigura Ganesh, dio della saggezza e del successo. "Non è... non è così male! Lo so che sembra un sacco di roba, ma è come... un'illusione ottica. Una volta che avremo sballato e riposto tutto quanto, sarà fantastico."
"Abbiamo cinque tavolini" continua Luke, ignorandomi. "Lo sapevi?" "Ehm... be'..." Mi schiarisco la voce. "Non esattamente. Forse dobbiamo razionalizzare un pochino." (……………) "Quello che voglio sapere è... come hai pagato tutta questa roba?" chiede, aggrottando la fronte.
"Ho fatto un controllo veloce dei conti e non c'è traccia di vasi ming. Né di giraffe. O di tavoli da Copenaghen..." Mi guarda fisso. "Cosa sta succedendo, Becky?" Sono con le spalle al muro.
Anche se volessi fuggire, probabilmente finirei impalata sulle zanne dell'elefante in legno acquistato in Tanzania. Be'..." Non riesco a guardarlo negli occhi.
"Ho... ho una carta di credito." "Quella che tieni nascosta nella borsa?" dice Luke senza battere ciglio.
"Ho controllato anche quella " Oh, Dio. Non c'è via di scampo.” "Veramente... non è quella" dico, deglutendo a fatica. "È un'altra." "Un'altra?" Luke mi guarda fisso.
"Hai una seconda carta di credito segreta?" "Ma è solo per le emergenze! Può capitare a tutti un'emergenza..." "Emergenza dei tavoli da pranzo? Emergenza un gamelan indonesiano?" Silenzio. Non so cosa rispondere.
Ho le guance in fiamme e le dita aggrovigliate dietro la schiena. "Così, hai continuato a pagare i conti in segreto?" Vedendo l'angoscia sul mio volto, la sua espressione cambia.
"Non li hai pagati." "Il fatto è che..." Le mie dita si annodano ancora di più. "Mi hanno concesso un limite molto alto." "Per amor del cielo, Becky!"
"È tutto a posto. Pagherò! Tu non devi preoccuparti di niente. Ci penserò io."
"Con cosa?" ribatte Luke. Segue un silenzio penetrante. Guardo Luke, offesa. "Quando comincerò a lavorare" rispondo, con voce tremante.
"Ho intenzione di guadagnare, sai, Luke. Non sono una scroccona." Luke mi guarda per un momento, poi sospira. , "Becky, non possiamo andare avanti così" dice Luke, alla fine.
"Lo sai quanto è costata la nostra luna di miele?" "Ehm... no." D'un tratto mi rendo conto che non ne ho la minima idea. Io ho comperato i due biglietti aerei ma, a parte questo, è stato Luke che ha pagato tutto il resto.
La luna di miele ci ha ridotti sul lastrico? Gli lancio un'occhiata e, per la prima volta, mi accorgo di quanto sia preoccupato.
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